DARIO FO: "IL MIO NUOVO SPETTACOLO E' DAL SACRO ALL'OSCENO, DA BOCCACCIO A L'AQUILA DEL TRECENTO"

Il turpiloquio e il sacro, il sesso e la Chiesa, il popolo e l'istituzione che da sempre ne reprime le pulsioni erotiche. Dario Fo torna a picchiare sui temi che fecero scandalo ai tempi di Mistero buffo con un nuovo spettacolo che lo vedrà in scena insieme a Franca Rame il prossimo gennaio, debutto al Nuovo di Milano. Il testo ha appena finito di scriverlo nella sua casa delle vacanze a Cesenatico, dove sta ancora lavorando alle duecento illustrazioni che correderanno il libro in uscita in autunno. Il titolo, che più programmatico di così non si può, è L'osceno è sacro. Questo progetto va ad affiancarsi ad altri due: una lezione-show su Boccaccio e un monologo teatrale sui terremoti che colpirono l'Aquila nel Trecento. Com'è nato L'osceno è sacro?
«Da uno studio sul lessico e dalla lettura di testi di linguisti relativi all'origine dei termini, origine non solo geografica ma anche politica. Noi italiani abbiamo subito invasioni a non finire ma ho notato che quelle peggiori sono venute dalla Chiesa. Andando a vedere le espressioni popolari in fatto di parolacce, ho osservato quelle che coinvolgono il sesso maschile e femminile: a Roma per esempio il sesso femminile è trattato con una pesantezza spaventosa, la parola “sorca” indica il ratto che vive nelle fogne. È il disprezzo più alto che ci sia in tutto il continente».

C'è differenza rispetto a regioni dove l'influenza dello Stato Pontificio non si è sentita?

[DIFFONDETE!] FIRMATE SUBITO QUI L'APPELLO PER FERMARE LA LAPIDAZIONE DI Sakineh Mohammadi Ashtiani

 Grazie a quanti hanno firmato l'appello sul nostro sito. Abbiamo inviato le 18010 firme alle autorità. ..FIRMATE SUBITO QUI E DIFFONDETE L'APPELLO!  Il 4 agosto la Corte suprema ha iniziato un riesame della condanna a morte di Sakineh Mohammadi Ashtiani: lo scopo di tale decisione appare solo quello di ridurre la pressione internazionale sulle autorità, cambiando la modalità di esecuzione della condanna a morte. La condanna alla lapidazione resta in vigore.

Intorno al 7 luglio, a seguito delle proteste internazionali, i funzionari del carcere di Tabriz hanno chiesto al capo della magistratura iraniana di acconsentire alla commutazione in impiccagione della condanna a morte per lapidazione di Sakineh Mohammadi Ashtiani.  

QUANDO COSSIGA ORDINAVA ALLA POLIZIA DI PESTARE A SANGUE STUDENTI E DOCENTI

''In primo luogo lasciare perdere gli studenti dei licei, perche' pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito...''. ''Lasciar fare gli universitari - ha continuato - Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle universita', infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le citta'''. ''Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovra' sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri'', ha affermato Cossiga. ''Nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pieta' e mandarli tutti in ospedale - ha continuato - Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in liberta', ma picchiarli e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano''. ''Soprattutto i docenti - ha sottolineato - Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine si'. E se qualche esaltato dovesse prendere sul serio quelle che a qualcuno potrebbero suonare come solite e ininfluenti provocazioni? Se qualcuno decidesse di picchiare a sangue uno studente forte di questo avallo preventivo dell'ex capo dello Stato? 

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APPELLO DI ALESSANDRA INCORONATO IN SCIOPERO DELLA FAME PER I DIRITTI DEI DISABILI

"CAESARONI": IL MISTERO DI CESARE.....MA CHI SARA'?

Ave direttore, attraverso il Suo giornale intendo denunciare l'uso improprio che in questi giorni si sta facendo del mio nome. Mi ritrovo coinvolto in resoconti bizzarri, tirato in ballo da individui a me del tutto ignoti. «Amm'a vedé Cesare» (ma che lingua è, sannita?). «Credo che il dossier sia arrivato nelle stanze di Cesare, i tribuni ne hanno già dato notizia». (Chiacchieroni perditempo, prima o poi li caccio e metto al loro posto una vestale). «Marcello parla anche a nome di Cesare». Alt. E chi sarebbe questo Marcello che parla a mio nome? Il glorioso console che conquistò Siracusa o il noto bibliotecario che tiene i contatti con Palermo? Ce n'è uno che si spaccia per mio cugino: gli dedicherò il «De bello pallico», una raccolta di barzellette lapidarie (la mia preferita è «Veni vidi Ici», dedicata al federalismo fiscale). Un altro tira in ballo la storia del «vice Cesare» e qui non vorrei sembrarle petulante, ma visto che sull'argomento ho già preso un bel po' di pugnalate, ribadisco che non esiste ancora un vice designato. L'ho spiegato a Bruto, a Marcantonio e anche ad Augusto, il quale mi dicono abbia avuto in dote il Tg1, ma non da me, ripeto, non da me. Ho il sospetto, direttore, che qualcuno a Roma stia usando impropriamente il mio nome per i suoi loschi affari. Appena torno dalla Gallia (lunedì sarò a Mediolanum con Aznavour) andrò in fondo a questa storia. Avrebbe per caso un dado da prestarmi?
Firmato: Cesare (Caio Giulio). 

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LA CURIA DI PESARO CANCELLA ESIBIZIONE CORO GAY: IL 17 TUTTI A PESARO AL CONTRO-CONCERTO!

I Komos di Bologna dovevano cantare a Pesaro nella chiesa di Cristo Re. Ma arriva lo stop della Curia. Il gruppo era stato cacciato dalla parrocchia in cui faceva le prove. Il direttore Paolo Montanari: "Eravamo convinti di essere stati invitati per i nostri motivi professionali, a prescindere dall'orientamento sessuale". Nel condannare il vergognoso atto discriminatorio operato dalla Curia di Pesaro nei confronti del coro “Komos” ed esprimendo ai coristi e all’Arcigay la più piena e fattiva solidaretà, si invita tutti a partecipare alla serata di sabato 17 luglio, quando il coro potrà esibirsi nella sala Adele Bei della Provincia gra...zie al tempestivo e lodevole interessamento dell’assessore alla Cultura Davide Rossi. "L'Arcidiocesi si dissocia fermamente". Concerto annullato. E' la seconda volta che il coro omosessuale Komos, di Bologna, si sente respinto. A settembre dello scorso anno  era stato allontanato dalla parrocchia bolognese in cui faceva le prove, oggi si vede cancellare la partecipazione a un concerto della rassegna "Vespri d'organo" presso la chiesa di Cristo Re a Pesaro.

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ARICCIA 2010: "JOHANNA PADANA" DI DARIO FO CON MARINA DE JULI

Roma - La III edizione di ‘’Estate Teatrale Ariccina 2010 - Fantastiche visioni’’  propone venerdì 9 luglio 2010 alle 21 ad Ariccia in Piazza Mazzini (Belvedere) Johanna Padana a la descovèrta de le Americhe’’di Dario Fo nell’adattamento al femminile di Marina De Juli con Marina De Juli. L’artista si e’ detta entusiasta di aver ricevuto la proposta da Dario Fo di elaborare al femminile il suo famoso “Johan Padan”. E ha poi aggiunto che ‘’ad essere sincera, mettere mano in un testo d'autore, modificarlo, mantenendo al tempo stesso il suo linguaggio, un insieme di dialetti reinventati per creare una lingua franca, mi ha anche un po' spaventata. Poi, mi sono fatta coraggio e ho detto: proviamo!’’ Alla serata sarà presente Maria Rosaria Omaggio che ritirerà la targa Ariccia Città Teatro. L’ingresso al pubblico e’ libero. 

Vania Cristina Scala

 

 
 

SU DELL'UTRI MINZOLINI FA CONCORRENZA SLEALE AI COMICI

ll telegiornale di Minzolini confeziona un servizio farsesco sul senatore berlusconiano, condannato a sette anni di carcere per mafia. Centinaia di mail di protesta alla redazione, intasati i centralini della Rai. Un capolavoro di distorsione giornalistica, un servizio al llimite dell'incredibile, che ha subito provocato una reazione con centinaia di telefonate ai centralini della Rai, mail di protesta, reazioni stupefatte e ironiche su Internet. Il tg1 delle 13 è riuscito a confezionare la condanna di Marcello Dell'Utri a sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa facendola passare per una sconfitta dell'accusa e per una vittoria del senatore, che si è visto ridurre la pena di due anni rispetto al processo primo grado. Il servizio del Tg1 parte appunto con la corte che "assolve Dell'utri Marcello" per i fatti accaduti dopo il 1992 e "conferma nel resto l'appellata sentenza". Poi il contributo sfuma prima che il giudice pronuncia la parola "condanna", quella appunto di sette anni inflitta all'ex numero uno di Publitalia.

 

DARIO FO RACCONTA CORREGGIO E CRITICA I TAGLI ALLA CULTURA

LICIO GELLI : "BERLUSCONI NON E' STATO ALL'ALTEZZA NEL REALIZZARE IL PIANO RINASCITA"

Licio Gelli è un fiume in piena, ed esplode nel nuovo numero dell’Espresso, uscito stamattina nelle edicole (l’intervista non si trova ancora on-line):"La democrazia è una brutta malattia, una ruggine che corrode. Guardi quello che accade in Grecia, in Spagna, in Portogallo: anarchia completa [...] E’ vero, gli uomini al Governo si sono abbeverati al mio Piano di Rinascita, ma l’hanno preso a pezzetti. Io l’ho concepito perché ci fosse un solo responsabile, dalle forze armate fino a quell’inutile Csm. Invece oggi vedo un’applicazione deformata [...] Su questo esecutivo ho grandi riserve, ci sono gli stessi uomini di vent’anni fa e non valgono nulla. Sanno solo insultarsi e non capiscono di economia. Tremonti è un tramonto. Il Parlamento è pieno di massaggiatrici, di attacchini di manifesti e di indagati. Chi è sotto inchiesta dev’essere cacciato al primo istante, al minimo sospetto [...] Berlusconi deve essere meno goliardico, certamente non condivido ciò che accade per sua volontà. Non vedo in lui il realizzatore del Piano di Rinascita, non è adatto. Inoltre non ha molti collaboratori di valore. La Lega per me è un pericolo, sta espropriando la sostanza economica dell’Italia. Le bizzarrie di Umberto Bossi hanno già diviso il Paese. Bisogna dire basta [...] Non bisogna riformare solo la giustizia, ma prima di tutto l’Economia e la Sanità. Il popolo oggi patisce, non arriva al 20 del mese. Qui siamo oltre i margini della rivolta. Siamo alla Bastiglia".

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POMIGLIANO PUZZA DI FASCISMO: SARA' LA TOMBA DELLA CLASSE OPERAIA

Non sentite l'odore del fumo ? E' il titolo di un vecchio libro di Danilo Dolci che metteva in guardia dai pericoli del ritorno della barbarie nazifascista.L'acre odore di fumo nero non si sentiva così forte dall'inizio degli anni '70, dai tempi in cui nacque la strategia della tensione, che iniziò con la strage di Piazza Fontana e che aveva un solo obiettivo, spezzare con la violenza l'ascesa politica della classe operaia dopo l'autunno caldo del 1969. Le aggressioni di Berlusconi alla costituzione antifascista, a partire dall'articolo 41, e il ricatto inaccettabile di Marchionne ai lavoratori di Pomigliano d'Arco, sono fatti inquietanti da non sottovalutare, che parlano della volontà delle classi dominanti di sovvertire le regole della Repubblica che sono da intralcio ai progetti autoritari della borghesia italiana, finalizzata ad ridistribuzione della ricchezza ancor più a favore dell'oligarchia finanziaria e industriale del nostro paese. D'altronde il fascismo, nella sua concretezza storica, non fu altro che lo strumento illegale e violento con cui agrari e industriali schiacciarono le lotte operaie e contadine del 1919-'20, periodo storicamente ricordato come biennio rosso. Siamo lì. Le differenze ci sono, nei mezzi, per ora.

 

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DARIO FO - " FIRMO ARTICOLI CON VOI: PRONTO AD ANDARE IN CARCERE!"

«Sto guardando la tv, è incredibile quello che sta accadendo, quel che sta dicendo Berlusconi, quel che gli risponde la platea... cos’è che volevi?». Cos’è che volevamo da Dario Fo? Ecco, ci serviva un testimonial di lusso, qualcuno che coprisse con la sua autorevolezza internazionale tutto quello che faremo come giornalisti per forzare il blocco imposto dalla legge bavaglio. Disobbedienza civile, violare una legge fascista, rischiare direttamente, a questo siamo. «Ma aspetta, perché non siamo alle solite, te l’ho detto, strano, il teatro non è più lo stesso...».
Coraggio, che accade?
«Berlusconi non sta banalmente andando giù pesante con le parole, è oltre la pesantezza, oltre il copione, improvvisa sgangherando e la platea di confartigianato se n’è accorta. È abbastanza terribile, non era mai successo prima. Lui sta lì a cercare il plauso, il segno dell’incontro ma non lo trova, è un’esperienza angosciosa per un attore, deve esserlo anche di più per un politico. E non ci ha provato una volta sola, niente da fare non ci riesce».

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ISRAELE VERSO LA CATASTROFE

Era inevitabile che accadesse. L’insensato atto di pirateria militare israeliano contro il convoglio navale umanitario con la sua tragica messe di morti e di feriti non è un fatale incidente, è figlio di una cecità psicopatologica, della illogica assenza di iniziativa politica di un governo reazionario che sa solo peggiorare con accanimento l’iniquo devastante status quo. Di cosa parliamo? Dell’asfissia economica di Gaza e della ultraquarantennale occupazione militare delle terre palestinesi, segnata da una colonizzazione perversa ed espansiva che mira a sottrarre spazi esistenziali ad un popolo intero. Dopo la stagione di Oslo, il sacrificio della vita di Rabin, non c’è più stata da parte israeliana nessuna vera volontà di raggiungere una pace duratura basata sul riconoscimento del diritti del popolo palestinese sulla base della soluzione due popoli due stati. Le varie Camp David, Wye Plantation, Road Map sono state caratterizzate da velleitarismo, tattiche dilatorie e propaganda allo scopo di fare fallire ogni accordo autentico. Anche il ritiro da Gaza non è stato un passo verso la pace ma un piano ben riuscito per spezzare il fronte politico palestinese e rendere inattuabili trattative efficaci. Abu Mazen l’interlocutore credibile che i governanti israeliani stessi dicevano di attendere con speranza è stato umiliato con tutti i mezzi, la sua autorità completamente delegittimata. 

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DARIO FO SU ILARIA ALPI. [FIRMA L'APPELLO PER ILARIA]

Dario Fo: “Ilaria Alpi faceva il suo mestiere fino in fondo e con coraggio. L’ho conosciuta da bambina, Ilaria. Sono molto amico del padre e della madre”.  Nella sua casa milanese, Dario Fo accetta di parlare del suo legame con la famiglia Alpi e traccia un ritratto della giornalista uccisa il 20 marzo 1994 in Somalia. Insieme alla moglie Franca Rame, il premio Nobel si unisce all’associazione Ilaria Alpi e firma l’appello per chiedere a politica e magistratura di fare finalmente luce sull’assassinio di Ilaria e Miran Hrovatin. “La verità si può raggiungere - dice -, ma devono impegnarsi tutti”.
Com’era Ilaria?
“Prima di tutto, era una ragazza di grandissimo coraggio, con un grandissimo senso della documentazione, dell’informazione. Aveva il coraggio di rompere con gli indugi che molte volte si hanno su problemi così difficili e soprattutto pericolosi. Perché in quei casi è come andare a parlare della mafia internazionale”.
Ma Ilaria non aveva paura.
“Ilaria sapeva benissimo di rischiare molto. Mi ricordo che qualche suo collega diceva: ‘Il suo coraggio è straordinario, ma dovrebbe rallentare un po’, perché è nel mirino’. Io ribattevo: ‘Ma dillo a lei’. La risposta era sempre: ‘Gliel’ho detto, ma non ascolta’. Questo era il suo mestiere e il mestiere lo si fa fino in fondo. Se ci si comincia ad autocensurare vuol dire che è meglio cambiare mestiere”.

 

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TORNA IN SCENA "COPPIA APERTA QUASI SPALANCATA" DI DARIO FO E FRANCA RAME

La coppia e i suoi luoghi comuni sono al centro dello spettacolo COPPIA APERTA QUASI SPALANCATA di Dario Fo e Franca Rame, per la regia di Eugenio de’ Giorgi, interpretato da Alberto Faregna e Dominique Evoli. L’Associazione Teatrale Duende di Milano riprende uno dei testi più famosi e dissacranti del premio Nobel, scegliendo di giocare con il luogo comune per eccellenza della contestazione antiborghese: quello della - teorica - libertà assoluta nei comportamenti sessuali della coppia. È la storia grottesca di due coniugi alle prese con un matrimonio che sta andando alla deriva: la “coppia aperta” è un'invenzione del marito per giustificare le sue infedeltà di immaturo, vanaglorioso Don Giovanni, con comico strazio della moglie ridotta a maldestri tentativi di suicidio. Fino a che di questi vantaggi gode il maschio tutto bene, ma cosa succede quando la donna, superate le iniziali ritrosie, decide di prendersi la sua parte di libertà? “Coppia aperta quasi spalancata - scrive il regista Eugenio de' Giorgi - è un testo straordinario sulla relazione di coppia. Dopo vent’anni non è cambiato per niente. Si finge una parità, una normalità, ma le conquiste delle donne e il rapporto con l’altro, sono sempre al limite. Non a caso i matrimoni sono in forte calo, ed i rapporti sono più che mai aperti. È un bene? un male? Non è questo il problema.”Sono passati un po' di anni dalla prima rappresentazione di questo testo, eppure la forza e l’attualità di quest'opera sono più che mai evidenti. “Una cosa che adoro – prosegue il regista - del teatro di Fo e Rame è la forza del linguaggio popolare ed il messaggio sempre attuale e ironico.”

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